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    Generale

    La storia di Camporaghena in 2 minuti

    Dall'alto Medioevo a oggi: 800 anni di vita, lavoro, guerra e silenzio in un borgo dell'Appennino.


    Le origini (prima del 1200)

    Camporaghena nasce nell'alto Medioevo come villaggio d'altura per l'allevamento delle greggi. La sua posizione non è casuale: si trova sulla linea difensiva che da Terrarossa risale la valle del torrente Taverone, un percorso strategico per il controllo del territorio.

    I primi abitanti sono pastori e allevatori. Scelgono questo luogo perché i prati in quota offrono pascoli estivi, l'acqua del Taverone è abbondante, e la posizione sopraelevata permette di avvistare chi arriva da lontano.

    Le ampie selciature che ancora oggi circondano il paese risalgono a questo periodo. Camminarci sopra significa mettere i piedi su pietre posate più di mille anni fa.


    Il Medioevo e i Malaspina (1200-1400)

    La prima citazione documentata di Camporaghena è dell'11 giugno 1299.

    In quella data, i signori di Dallo (l'odierna Dalli, frazione di Sillano Giuncugnano) cedono ai rappresentanti del Comune di Lucca il possesso dei castelli di Camporaghena, Torsana, Verrucola Bosi, Montale e Montefiore. L'atto è conservato nella Curia de' Ribelli e De' Banditi presso l'Archivio di Stato di Lucca.

    In questo periodo la Lunigiana è terra di confine e di conflitto. La famiglia Malaspina, discendente dagli Obertenghi, controlla la maggior parte del territorio con una rete di castelli e feudi. Camporaghena si trova in una zona contesa tra i Malaspina, il Comune di Lucca e altre signorie locali.

    Negli atti del sinodo della Diocesi di Luni-Sarzana del 1470-1471 si legge che la cappella di Camporaghena e Torsana dipendeva dalla Pieve di Santa Maria Assunta di Crespiano. È la prima testimonianza scritta della presenza di una chiesa nel borgo.


    L'età moderna (1500-1800)

    Per secoli Camporaghena vive di agricoltura di sussistenza e allevamento. Castagne, patate, segale, pecore, capre. L'economia del castagno è il pilastro: la farina di castagne sfama le famiglie tutto l'anno.

    L'isolamento è pressoché totale. D'inverno la neve blocca i sentieri per settimane. Non c'è una strada carrozzabile. Per scendere a valle si usano mulattiere. I contatti con l'esterno sono rari.

    In questo periodo si sviluppa l'arte degli scalpellini lunigianesi. I portali, gli stipiti e le finestre in arenaria che ancora oggi si vedono nel borgo sono opera loro. Ogni pietra scolpita racconta la maestria di artigiani che lavoravano la pietra locale con strumenti semplici e mani esperte.


    L'Ottocento e l'Unità d'Italia (1800-1900)

    Nel 1861 viene costruito l'edificio che oggi ospita il B&B Viandanti, Artisti e Sognatori. È l'anno dell'Unità d'Italia, ma a Camporaghena la vita cambia poco. Il borgo resta isolato, l'economia resta di sussistenza.

    Nella seconda metà dell'Ottocento inizia il lento declino demografico che caratterizzerà tutto il Novecento. I primi emigranti partono per l'America, la Francia, le città industriali del Nord Italia.


    Il Novecento e la guerra (1900-1945)

    Il 4 luglio 1944 è la data più tragica nella storia di Camporaghena.

    Nel corso dell'Operazione Wallenstein, un vasto rastrellamento nazifascista che investe tutta la Lunigiana, un reparto tedesco arriva al paese. Quattro persone vengono uccise sul sagrato della chiesa di San Pietro:

    • Don Lino Baldini, il parroco, che si rifiuta di collaborare con l'operazione
    • Battista Bertocchi, civile
    • Ermenegildo Bertocchi, civile
    • Ermenegildo Giannarelli, civile di Sassalbo

    Don Lino Baldini è ricordato dall'ANPI come vittima della violenza nazifascista. La sua storia è quella di un uomo che scelse di stare dalla parte della sua gente, pagando con la vita.


    Lo spopolamento (1950-2000)

    Come tutti i paesi di montagna italiani, Camporaghena si svuota. I giovani partono per studiare, lavorare, vivere in città. Le case restano vuote. I terrazzamenti vengono inghiottiti dal bosco. Le mulattiere scompaiono sotto rovi e felci.

    Nel 2011 il censimento registra 15 abitanti. Un paese che per secoli ha ospitato centinaia di persone è ridotto a poche decine di residenti, per lo più anziani.

    Eppure, qualcosa resiste. Le pietre, i portali scolpiti, la chiesa, i sentieri. E un'idea: che questo luogo abbia ancora qualcosa da offrire a chi sa ascoltare.


    Oggi (2010-oggi)

    Nel 2010 Camporaghena entra ufficialmente nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, Riserva della Biosfera UNESCO. Un riconoscimento che protegge non solo la natura, ma anche la storia e la cultura di questo angolo di Lunigiana.

    Oggi Camporaghena è un luogo dove il tempo si è fermato. Non per scelta, ma per necessità: lo spopolamento ha congelato il paese in una bolla fuori dal tempo. Ma è proprio questo che lo rende speciale.

    Qui puoi camminare su selciati altomedievali, toccare portali scolpiti cinque secoli fa, sederti sul sagrato dove don Lino Baldini perse la vita. E ascoltare il silenzio. Lo stesso silenzio che hanno ascoltato i pastori, gli scalpellini, i partigiani, gli emigranti.

    Non è un museo. È un paese vivo, anche se con 15 abitanti. E c'è un B&B che accoglie chi vuole scoprirlo.


    Vuoi approfondire?


    Fonti: Wikipedia (Camporaghena), Archivio di Stato di Lucca (Curia de' Ribelli e De' Banditi, 1299), Atti del sinodo della Diocesi di Luni-Sarzana (1470-1471), ANPI (biografia don Lino Baldini), Lunigiana Land, Visit Tuscany. Ultima verifica: 08/11/2026.

    Nota: alcune date e dettagli sulla vita contadina e sullo spopolamento sono ricostruzioni basate sul contesto storico generale della Lunigiana. Le informazioni specifiche su Camporaghena in questi periodi sono limitate. Se hai informazioni più precise, scrivici.

    Viandanti, Artisti e Sognatori

    B&B di montagna per chi stacca la spina digitale per ricucire il filo con la natura. Ai margini della Lunigiana, dove il segnale cede il passo all'orizzonte.

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    Via Camporaghena 19, 54015 Comano (MS) – Camporaghena, Lunigiana, Toscana
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